Tommaso Toniolo | Cimitero Distaglieno

Tommaso Toniolo




StaglienoImmagini, flash in bianco e nero tratte da riviste, copertine di dischi, libri sull’arte funebre.

Da tanto tempo Staglieno era un luogo sospeso nella mia mente.
Desideroso da sempre di varcarne i cancelli e passeggiare tra la quiete delle sue opere monumentali.
Conoscevo alcune tracce della sua storia. Alcuni nomi celebri incisi tra le sue lapidi.
Ricordavo le sinuose curve dei corpi sottrarsi all’abbraccio funereo.
E finalmente ieri, 22 agosto 2003, di ritorno da un lungo viaggio ho deciso con la mia compagna di soffermarmi a Staglieno. Attraversarlo.
La quiete.
Un senso di profondo rispetto.
E incanto.
Per quell’impalpabile sensazione che è imprigionata tra i suoi marmi. Emozioni rapprese nella pietra.
Non immaginavo un così indescrivibile senso di meraviglia mista al dolore e al ricordo che riecheggiano in quei luoghi.
Ammiravo rapito l’infinito moltiplicarsi delle opere, dei nomi, delle storie.
E quella natura che divora ogni cosa. Le crepe. La polvere.
E all’incanto si mescolava sempre più il rammarico.
Perchè Staglieno sembra non rappresentare più l’immobilità, il perpetuarsi del ricordo.
Staglieno ora è in movimento. Un lento declino che romanticamente affascina ma allo stesso tempo spaventa, inquieta: Staglieno sta andando in rovina. Inghiottito dagli sterpi. Frantumato dai passi. Soffocato dallo smog e dal passare del tempo che ha ripreso a scorrere.
Allora mi chiedo: cos’è Staglieno?
Un tempio della memoria privata dei conoscenti dei defunti in esso sepolti, luogo di culto silenzioso da limitare agli sguardi curiosi, invadenti, irrispettosi?
Un patrimonio artistico dell’umanità intera e come tale da salvaguardare e preservare intatto, restaurarlo, prendersene cura e perpetuarlo, renderlo eterno, proprio come le forme scoplite delle sue sculture che sembrano voler sfuggire e sottrarsi, inarcandosi, all’abbraccio della morte?
O è forse diritto del cimitero stesso lasciarsi andare lentamente incontro a quell’abbraccio, arrendersi al tempo, alla polvere, alla terra e rendere così unico ogni suo istante di continuo mutamento-decadimento, affascinante luogo romantico solitario che sempre più assomiglia ad un bosco popolato da spiritelli all’apparenza pietrificati ma che ogni volta che se ne distoglie lo sguardo in realtà sospirano, ci osservano e pregano che il nostro passaggio sia lieve e rapido per lasciarli tornare alla loro quiete?

Perchè nasce un cimitero?
Per rendere eterno il proprio ricordo delle persone amate o per dare un letto di quiete ai defunti che in esso giacciono?

Continuo ancora a pormi questi interrogativi sospesi tra l’egoistica compiacenza di aver visto un luogo unico al mondo e la sofferenza nel saperlo ogni giorno più perduto, lasciato a sè, dimenticato, condannato all’oblio.


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